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Insieme ad UNODC e SDB per i bambini di strada di Addis Abeba

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9 febbraio 2017 - Nel 2016 la vita di circa 100 bambini vulnerabili in Etiopia è cambiata radicalmente, in un modo che loro stessi non avrebbero nemmeno potuto immaginare solo un anno prima: da una vita fatta di miseria, povertà e paura in cui erano costretti a dormire per strada, a lavorare duramente (talvolta coinvolti in reti minori), ad una nuova vita in cui è stato restituito loro il diritto ad essere bambini e soprattutto la speranza nel futuro. È stato offerto loro un riparo, un posto al sicuro, la possibilità di studiare.

La partnership dell'UNODC (United Nations Office on Drug and Crime) con VIS e i Salesiani di Don Bosco, avviata nel mese di dicembre 2015, con l'obiettivo di riabilitare e reintegrare i bambini a rischio o che abbiano già avuto a che fare con il sistema giudiziario (colpevoli o accusati di esserlo e per tale motivo processati), ha reso possibile questo cambiamento. Il progetto ha dato una seconda possibilità sia ai ragazzi che hanno scontato una pena detentiva sia a ragazzi di strada indigenti sia a quelli che rischiano di compiere attività criminali o già coinvolti in piccola criminalità.

Il primo anno del progetto realizzato ad Addis Abeba e nelle città di Zway e Gambella ha prodotto risultati positivi. Queste le principali attività:

  • sostegno psico-sociale,

  • accesso all'istruzione,

  • reinserimento nell’ambiente famigliare,

  • reinserimento sociale.

In concreto, i ragazzi avevano la possibilità di frequentare la scuola o corsi di formazione in diversi ambiti professionali. Hanno ricevuto anche supporto per affrontare e superare gli effetti negativi delle difficili condizioni in cui vivevano. Attraverso queste attività i ragazzi hanno avuto modo di conoscere se stessi, imparare a gestire la loro rabbia ed acquisire un senso di responsabilizzazione per le azioni compiute.

“Prima di tutto lavoriamo sulla personalità e le attitudini dei ragazzi – racconta un cooperante. Li incoraggiamo ad abbandonare il senso di colpa e li supportiamo nel migliorare il proprio atteggiamento. Quindi iniziano i corsi e, un passo alla volta, iniziano a pensare al proprio futuro”.

 

Amanuel e Tamiru, costretti da bambini a vivere per strada

Molti di questi bambini sono stati abbandonati quando ancora erano in tenera età. Due tra i casi più esplicativi sono quelli di Amanuel, 16, e Tamiru, 15, arrivati ​​al centro di riabilitazione OMS Bosco Children ad Addis Abeba un anno fa.

Amanuel aveva solo due anni quando sua madre, coinvolta nell’industria del sesso nella Capitale, lo ha venduto ad un uomo che gestiva una casa di carità e aveva promesso di prendersi cura di lui e mandarlo a scuola. Amanuel è cresciuto con questo uomo finché l'uomo si è ammalato ed è partito per l’Europa, lasciandolo solo. A quel punto, Amanuel, che aveva solo 13 anni, non ebbe altra via di uscita che cercare di sopravvivere nelle strade di Addis Abeba.

Tamiru racconta una storia simile, purtroppo fin troppo simile a quella di molti bambini di strada. Dopo la scomparsa di suo padre, quando avevo solo 8, la madre di Tamiru si risposò e trasferì in un'altra regione, lasciandolo con lo zio. Poco dopo la zia iniziò a trattarli male, vessandoli; anche loro non ebbero altra alternativa che la strada.

 

In lotta per la sopravvivenza sulle strade di Addis Abeba

Tutto iniziò da qui: diventati senzatetto, abbandonarono la scuola e mangiavano gli avanzi che trovavano. Le notti fredde e le forti piogge della stagione invernale influirono pesantemente sulla loro salute e sul loro morale. Mentre Tamiru si destreggiava con piccoli lavoretti di fatica (portare l’acqua ed il carbone, facchino per il trasporto di bagagli, lucidatore di scarpe), Amanuel fu spinto a rubare i soldi e telefoni cellulari ad Addis Abeba. "Non potevamo dire di no o scappare – racconta. Se lo avessimo fatto, i ragazzi (più grandi n.d.r.) ci avrebbero cercato e picchiato". “Il giorno più brutto è stato quando dopo essere stato minacciato e picchiato, sono dovuto uscire a cercare la colla (da sniffare) per affrontare il freddo e la fame”.

Due anni calvario per Amanuel conclusi quando un uomo lo accusò di avergli rubato il telefono. Avrebbe dovuto trascorrere sei mesi presso il Remand and Rehabilitation Centre. Ha detto di “odiare”il centro perché si sentiva “rinchiuso” e, a differenza degli altri ragazzi, lui non ha mai ricevuto alcuna visita di un parente. Prima del suo rilascio, avvenuto grazie ad esso, è stato stipulato un accordo tra il Centro e Bosco Children, in cui quest’ultimo prendeva in carico il ragazzo.

Per Tamiru, spostarsi da Gojam a Addis Abeba, fu uno shock i ncui si rese conto quanto fosse più dura la vita di strada nella capitale. Una notte, mentre dormiva alla stazione degli autobus Merkato, è stato picchiato da un gruppo che voleva rubargli il poco denaro che aveva. Anche Tamiru iniziò a sniffare colla perché "non poteva sopportare più il freddo”. Vedendo la sua difficoltà, un ragazzo più grande che gli regalava sempre un po’ di pane, lo Incoraggiò a chiedere aiuto alla casa Don Bosco Children. Così fece: durante una delle ricognizioni notturne degli operatori in cerca di bambini e giovani in difficoltà, Tamiru salì su quella macchina e la sua vita cambiò.

In un primo momento sono stati offerti loro tutti i servizi garantiti ai bambini di strada nel centro durante il giorno: tra questi pasti, docce, indumenti, supporto ed istruzione di base. Erano però pronti a passare alla seconda fase ed unirsi al programma di Don Bosco Children che comprende anche un posto caldo per dormire. Non vedevano l’ora di lasciarsi alle spalle definitivamente la vita di strada.

Nel periodo successivo i ragazzi hanno, quindi, seguito un percorso di alfabetizzazione di base ed hanno avuto la possibilità di frequentare lezioni di prova di diversi corsi di formazione professionale tra quelli previsti: meccanica, falegnameria, lavorazione dei metalli, lavorazione del bambù, pelletteria, preparazione dei cibi.

Dopo aver sperimentato i vari corsi, a Settembre scorso i ragazzi sono stati in grado di scegliere il proprio corso nel quale si sarebbero impegnati i successivi 8 mesi. Amanuel diventerà esperto di lavorazione dei metalli, mentre Tamiru in pelletteria.

Prima non ero in grado di leggere, racconta Tamiru; ora che posso farlo, il mondo per me è completamente cambiato. Sono una persona nuova”.

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