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Diritto al cibo: come si fa?

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DIRITTO AL CIBO: COME SI FA?
Venerdì 26 Ottobre h. 15:00 Sala Gialla

Il diritto al cibo è stato sancito dalle Nazioni Unite più di 45 anni fa, ma – lungi dall’essere una garanzia acquisita per tutti i popoli del mondo – è oggi più che mai al centro del dibattito: quali sono gli strumenti, le politiche e la cultura necessari per fare sì che questo diritto diventi la vera priorità?
 


Carola Carazzone, Presidente VIS

Il diritto internazionale è stato lento nel definire e applicare il diritto al cibo. Sebbene il diritto al cibo adeguato fosse stato sancito fin dalla Dichiarazione Universale dei diritti umani (1948), ci sono voluti più di cinquant’anni (CESCR, Commento Generale n.12, 1999) per dare corpo e applicazione alle obbligazioni legali specifiche di rispetto, protezione e piena realizzazione con conseguenze determinanti in termini di implementazione a livello nazionale e di monitoraggio e accountability a livello regionale e internazionale. Cinque decenni in cui si è scontato non solo il retaggio culturale del bipolarismo e di un’angusta visione dei diritti economici, sociali e culturali prodotta dalla Guerra fredda, ma anche la giustificazione di sistemi di produzione e consumo del cibo insostenibili e deleteri. Fin dal 1981 con Povertà e carestie l’economista indiano Amartya Sen (Premio Nobel 1996) ha dimostrato che la libertà dalla fame è una questione di diritti fondamentali e che indivisibilità ed interdipendenza di tutti i diritti umani –civili, culturali, economici, politici e sociali – determinano il godimento del diritto al cibo adeguato. Negli ultimi 15 anni, l’esperienza di molti Paesi ha dimostrato che il diritto al cibo lungi dall’essere disponibilità di un pacchetto di calorie e altre sostanze nutritive minime, può essere effettivamente realizzato solo attraverso un approccio basato sui diritti umani che ne garantisca accessibilità, disponibilità, adeguatezza e qualità.
Fondamentale in questa prospettiva il ruolo di monitoraggio del Comitato ONU sui diritti economici, sociali e culturali e delle organizzazioni non governative che partecipano al reporting periodico di tale Comitato così come alla revisione periodica universale del Consiglio Diritti Umani.


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