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Schede Paese
 
 
 
 
 

Geografia

Dimensioni

581.540 Kmq

Morfologia

Il Madagascar, una delle isole più grandi del mondo, è separata dal continente africano dal canale di Mozambico.

Nella stretta fascia costiera si concentrano le pianure utilizzate per le coltivazioni, mentre la parte centrale dell’isola, dove si concentra la maggior parte della popolazione, è occupata da un altopiano di origine vulcanica.

Risorse naturali

Il Paese è ricco di grafite, ferro, cromo e fosfati; recentemente sono stati rinvenuti anche ricchi giacimenti di zaffiri.

Clima

Il clima è tropicale lungo le coste, temperato all’interno e arido al sud. La zona è soggetta al passaggio di cicloni.

Situazione Ambientale

La deforestazione (si stima che sia scomparso circa il 75% delle foreste) accompagnata dall’intenso sfruttamento dei pascoli, ha causato l’erosione del suolo e avviato un processo di desertificazione; per questi motivi numerose specie animali e vegetali sono in pericolo di estinzione.

A causa dell’assenza di impianti fognari e dell’enorme quantità di rifiuti, le superfici marine sono estremamente inquinate.

Popolazione

16.300.000

Tasso di crescita della popolazione

2.9%

Composizione della popolazione

0-14 anni: 45.02%

15-64 anni: 51.77%

oltre i 65 anni: 3.21%

Tasso di mortalità infantile

95 morti su 1.000 nati vivi

Speranza di vita alla nascita

58 anni

Tasso di infezione HIV

0,15%

Gruppi etnici

Malgasci 99.5%

Indiani o Pakistani 0,2%

Francesi 0,2%

Cinesi 0,1%

Religione

Il 52% della popolazione pratica culti tradizionali, il 41% è cristiana, mentre il 7% musulmana

Lingua

Sono lingue ufficiali sia il francese che il malgascio. Si parlano anche l’hovba e altri dialetti locali.

Tasso di alfabetizzazione

46%

Ordinamento politico

Il 26 giugno 1960 il Madagascar ottiene l’indipendenza dalla Francia, oggi la forma di governo è la repubblica parlamentare. La capitale Atananarivo conta 1.500.000 di abitanti.

Economia

Il settore più importante per l’economia è l’agricoltura: che contribuisce al 30% del prodotto interno lordo e rappresenta il 70% delle esportazioni. I principali prodotti sono caffè, vaniglia, canna da zucchero, cacao, riso, tapioca, fagioli, banane, arachidi. Un duro colpo all’economia del Madagascar è stato causato dal declino del prezzo della caffè: uno dei principali prodotti destinati all’esportazione. Il settore industriale più sviluppato è quello della manifattura tessile e della trasformazione dei prodotti agricoli.

Indice di sviluppo umano

0,462

Persone sotto la soglia di povertà di 1 $ al giorno

70 %

PIL pro capite

0,799

Popolazione senza accesso a fonti d’acqua pulita

53 %

Popolazione con accesso ai farmaci essenziali

65 %

Spesa Pubblica per l’istruzione ( % sulla Spesa Pub. Totale)

16,1 %

Spesa pubblica per la sanità (% sul PIL)

1,1 %

Spesa militare (% sul PIL)

1,4 %

Debito estero

4.394 milioni di $

STORIA 


Tra il I ed il V secolo d.C. approdarono sull'Isola navigatori malesi-polinesiani: l'attuale popolazione deriva quindi dall'incrocio tra gli africani autoctoni e i malesi-polinesiani.

Intorno al XVI secolo, gruppi di commercianti provenienti dalle Comore stabilirono una serie di basi commerciali a Nord dell'isola. I Portoghesi furono i primi, tra gli Europei, ad approdare in Madagascar: distrussero le basi commerciali esistenti, però, non trovando materie prime da esportare, abbandonarono il territorio; non prima però di aver barattato con le popolazioni locali armi in cambio di schiavi da deportare in Europa.

A partire del XVI secolo la popolazione locale si organizzò in tre regni: lungo la costa ovest dell'Isola si affermò la monarchia Sakalva, ad est il regno Betsileo, mentre sull'altopiano centrale il regno Merina.
Nel 1828, il figlio del sovrano del regno Merina completò l'opera di unificazione degli altri regni, avviata dal padre già nel 1810.
Alla fine del secolo, la morte inaspettata del re provocò una serie di conflitti per la successione al trono, che indebolirono il controllo sull'Isola favorendo le sempre più frequenti incursioni delle potenze europee.
Con l'avvento del colonialismo, molte foreste furono abbattute e trasformate in coltivazioni intensive di caffè, cotone e zucchero, prodotti destinati all'esportazione. I contadini locali furono privati delle loro terre e costretti a lavorare in semischiavitù.

Nel 1948 l'esercito francese domò una violenta rivolta dei contadini, in seguito l'amministrazione coloniale francese controllò il processo di transizione verso l'indipendenza, proclamata definitivamente nel 1960.
Dopo pochi mesi furono indette le prime elezioni, vinte dal partito socialdemocratico (PSD), che governò per dodici anni, fino a quando il Presidente Tsiranana, a causa di violenti disordini interni, passò il potere nelle mani di un esponente militare: il generale Ramanantsoa, che soppresse la Carta Costituzionale ed instaurò un regime militare.
A fronte dell'instabilità politica del Paese, la Francia, un anno dopo l'ascesa al potere di Ramanantsoa, decise di ritirare le proprie truppe, che monitoravano il processo di transizione democratica.

Nel 1975 la debolezza istituzionale del Madagascar favorì la nomina a primo ministro di un esponente dell'esercito, Ratsiraka, che venne poco dopo nominato Capo dello Stato con un mandato di sette anni e intraprese una politica di orientamento socialista: venne adottata la Carta della Rivoluzione Malgascia, base della nuova Costituzione, e lo Stato prese il nome di Repubblica Democratica del Madagascar. Ratsiraka adottò una serie di riforme, in particolare creò il Consiglio Supremo della Rivoluzione, composto principalmente da militari con compiti di soprintendenza alle attività del governo, e chiuse l'economia dell'isola ad ogni apertura verso l'esterno.

Ratsiraka governò il Paese fino al 1993, grazie all'appoggio dall'Avanguardia della Rivoluzione Malgascia (AREMA), un partito creato nel 1975 dal Fronte Nazionale della Rivoluzione, che nel corso degli anni incontrò il consenso del Consiglio Supremo della Rivoluzione e di altri partiti di orientamenti diversi (dal partito marxista-leninista a quello democratico-cristiano).
Nel corso del suo ultimo mandato, Ratsiraka adottò un orientamento riformista: una volta restaurato il multipartitismo nominò al governo dei rappresentanti dell'opposizione. Questo clima favorì, nel 1991, l'unificazione delle forze di opposizione in una coalizione denominata Comitato delle Forze Vive, che organizzò una serie di manifestazioni per chiedere sia le dimissioni di Ratsiraka che l'adozione di una nuova costituzione.
Il Comitato delle Forze Vive nominò un governo di transizione, a questa iniziativa Ratsiraka rispose con l'arresto di due membri del Governo e con una repressione che causò una trentina di morti e circa duecento feriti. In seguito all'intervento della Francia, con cui il Governo aveva stretto legami politici ed economici in seguito alla caduta del blocco sovietico, Ratsiraka fu privato dei poteri esecutivi e venne nominato primo ministro Guy Razanamasy, che riaprì il dialogo con l'opposizione e istituì un governo di unità nazionale.

Nel 1992 una commissione multipartitica venne incaricata di elaborare una nuova costituzione, approvata nello stesso anno. Albert Zafy, esponente dell'opposizione, vinse il confronto elettorale con Ratsiraka e venne nominato Presidente.

Le pessime condizioni economiche e l'estrema povertà del Paese, indussero il Governo ad implementare una serie di riforme strutturali suggerite dal Fondo Monetario Internazionale. Queste misure, che prevedendo ingenti tagli alla spesa pubblica peggioravano le condizioni di gran parte della popolazione, furono fortemente criticate dall'opinione pubblica, che si oppose anche alla decisione del Governo di aprire un tratto della costa meridionale dell'Isola ad attività di estrazione di biossido di titanio.
Il malcontento, unito anche alle pressioni del Fondo Monetario Internazionale che considerava troppo instabile questo governo, portarono alle dimissioni dei Zafy nel 1996.
Nel corso delle successive elezioni venne rieletto Ratsiraka, che rimase al potere per altri sei anni.

Nel dicembre del 2001, sono state indette le nuove elezioni presidenziali, caratterizzate dal sospetto di brogli elettorali e da violenti scontri di piazza. La Suprema Corte Costituzionale chiamata a pronunciarsi in merito alla validità delle elezioni, ha nominato ufficialmente Presidente il candidato dell'opposizione Mark Ravalomanana.


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